Benvenuti nel nostro Blog. Progetto Famiglia Network e' una Rete specializzata nel fornire Assistenza al Domicilio con personale altamente qualificato e scrupolosamente selezionato.
Tra Ieri e Oggi - Ricordi (vissuti) dei pranzi di Natale di un tempo
Cosa si mangiava alle feste? Alcuni racconti riportati dei nonni, ci riportano indietro negli anni quando a Natale la magia del cenone era davvero speciale.
LA CENA DELLA VIGILIA DI NATALE
Brr … Che freddo! Siamo ben oltre la metà di dicembre. Natale è
vicino. Come i miei mi hanno insegnato da bambina,bisogna
incominciare a preparare per la Vigilia di Natale. Sì, la Vigilia di
Natale,no il cenone,ma proprio la vigilia. La sera prima di andare in
Chiesa a pregare per la venuta di Dio in terra dopo una intera
giornata di digiuno. Gli uomini di casa mettono al fuoco il tecchio
(il pezzo di tronco più grosso preparato proprio per l’occorrenza)
ed accudiscono il focolare che rimarrà acceso per tutta la notte. Le
donne ed i bambini preparano il pranzo. Al calar del sole tutti
rincasano e per le sei , sei e mezza la tavola è bella ed imbandita.
Incominciano le portate. Povere sì, ma quanto buone e gustose.
M E N U:
- Pasta (linguine) aglio – olio – peperoncino ed alici fritte
- Fagioli bianchi conditi con olio nuovo (crudo)
- Baccalà
- Stoccafisso con sugo e pizza scima (massa non lievitata impastata
con vino bianco,olio e sale)
- Verza bianca con fagioli borlotti e sarde fritte (foije – fasciule e
sardell fritte)
- Pesce fritto (alici e merluzzetti)
- Borragine fritte in pastella (acqua – farina e sale)
- Peperoni secchi fritti (interi)
- Cavolfiori fritti (lessati e bagnati in pastella)
- Crespelle
- Calcionetti e castagne
- Vino rosso cotto
Appena le undici di sera dopo la prima suonata di campane
(normalmente coincidente con la fine dell’allegra mangiata della
vigilia) in famiglia,ben coperti ed incappucciati,a piedi,ci si recava in
Chiesa per la Messa di mezzanotte.
Evelina De Francesco
IL PRANZO DI NATALE
La messa di mezzogiorno è finita. All’uscita tra amici e conoscenti in fretta noi donne ci scambiamo gli auguri di Natale e di corsa torniamo a casa. Il fuoco è acceso già dalla notte precedente e le pietanze preparate il giorno prima sono tutte pronte nelle varie pentole e tegami per finire la cottura ed essere poi gustate. All’una (ore tredici) quando tutti ragazzi ed adulti siamo a casa e tutto è pronto e fumante ci si siede a tavola ed incominciano le portate. Ma scusate c’è sul tavolo un piatto capovolto. E’ il piatto del capofamiglia. Sorpresa. Sollevando il piatto c’è una busta. E’ del più piccolo della famiglia. Viene letta ,è la lettera di Natale. Alla fine applauso e regalo.Be, è ora di pranzo. Via, si comincia.
Antipasto
- antipasto alla ripese: prosciutto,formaggio,lonza,sottaceti preparati in casa,olive.
Primi
- brodo di gallina con: cardo, polpettine di carne e polpettine di uova e formaggio (cacio e uova).
- rustico di cardo con: cardo,uova,parmigiano,polpettine di carne il tutto cotto al forno.
- pasta all’uovo alla chitarra al sugo di pomodoro con carne mista.
Carne
- Bistecche di maiale casereccio.
- Tacchino allevato in casa proprio per l’occorrenza.
- Pollo
Il tutto ben rosolato e cucinato al forno a legna accompagnato da pane sempre fatto in casa ed irrorato
da buon vino cotto.
Contorni e frutta
Insalata e patate al forno con frutta secca
Dolci
Non poteva mancare il dolce: piatti decorati con dentro un bel pezzo di torta (“La pizza doce” – pizza
ripiena a strati di crema bianca e crema al cioccolato) – calcionetti ripieni di marmellata d’uva e con
pasta di ceci al mostocotto e caffè.
Adina Angelucci
IL NATALE DI QUANDO ERO BAMBINA
Tanti anni fa il Natale era una festività molto sentita nelle famiglie specialmente per quanto riguarda il mangiare perché era quasi l’unico giorno in cui si mangiava in gran quantità.
Oggi non si avverte più tanto proprio perché si mangia sempre più di quanto necessario.
La Vigilia di Natale la mamma non preparava il pranzo, ma ci faceva mangiare la pizza bianca con la alici. La sera però si incominciava a cenare presto ed abbondantemente insieme ai nonni,gli zii e gli amici anche se la mia era una famiglia già numerosa: otto figli più uno che era figlio di mia zia (stava sempre con noi come se fosse un altro fratello). La cena era composta abitualmente dalla pasta con il tonno, la verdura con i fagioli, il baccalà al sugo, il baccalà fritto con la pastella, il capitone, le castagne lesse ed infine crespelle e calcioni fritti ripieni di marmellata d’uva. Dopo cena si giocava a tombola fino alle 23 ora in cui si andava tutti in Chiesa. Al ritorno si metteva la calza appesa al camino e l’indomani si trovava piena di mandarini,fichi secchi e qualche caramella. Un anno mio padre, siccome era falegname, riportò la segatura e scherzosamente la mise nella calza di mia sorella. L’indomani mia sorella trovò la segatura nella calza , accettò lo scherzo, ma ci rimase male perché non le toccarono mandarini e fichi. Per il giorno di Natale si uccideva il tacchino che,per pulirlo non si bagnava all’acqua bollente come si usa oggi,ma si legava il collo,si gonfiava con una cannuccia e si spiumava a freddo. Il pranzo di Natale era abbondante, si cominciava con l’antipasto tradizionale e si proseguiva con il brodo con il cardone,il lesso di tacchino,pasta alla chitarra con il ragù,il tacchino al forno e le costine di agnello impanate e fritte. Infine la frutta, le crespelle ed i calcioni. Alla fine del pranzo noi figli dovevamo ripetere la poesia natalizia in piedi sulla sedia con un premio di 50 lire.
Caterina Ianni
Dialogo immaginato ma reale tra una nonna Perfetta ed una Imperfetta.
P I nipoti ti ridanno la giovinezza IM Col cavolo, i nipoti si prendono quel poco di
giovinezza che ti è rimasta. E non sapevi ancora cosa fossero i dolori
articolari, dopo qualche settimana di sollevamento/abbassamento di
questo affascinante esserino di 10/12 chili lo scopri. E non è un bel
scoprire!!
P Ai nipoti si vuole più bene che ai figli IM Ma chi lo dice? Ma per quale motivo? Ma scusate
non si era detto che l'amore non si misura ma si distribuisce in parti
uguali? E' vero, i nipoti sono piccoli cuccioli e come tutti i cuccioli
attirano tutte le nostre attenzioni, la nostra tenerezza, il nostro
amore. Però i nostri figli rimangono i nostri figli..... scusate! Li
ricordiamo perfettamente quando erano piccoli anche loro e al mare gli
si contavano le costoline tanto erano magri, li ricordiamo combattere
per un buon voto o per un esame, li ricordiamo quando erano diventati
così bravi a fare la firma del papà da non avere bisogno di
giustificazioni per la scuola! E poi li abbiamo ancora sott'occhio con i
loro problemi, le loro felicità che sono anche nostri.
P I miei nipoti sono così avanti rispetto a noi! IM Bella forza, sono nati 60 anni dopo! Avevamo
forse noi le stesse possibilità, le stesse disponibilità che hanno
loro? Non è che a pensarci bene eravamo “avanti” anche noi che pure non
avevamo giocattoli, non avevamo televisione, non avevamo computer e non
avevamo adulti a nostra disposizione h24?
P I miei nipoti sono molto educati IM I miei sono abbastanza educati, o meglio i miei
sono bambini! E come tutti i bambini (esagero a dire “tutti”?) ridono
se sentono parolacce (che naturalmente in futuro ripeteranno) trovano
esaltanti rutti e … altro, a volte alzano le mani. Ovvio che anche la
nonna IMperfetta si dà un gran daffare per far capire ai suoi nipoti che
tutto ciò è orribile ma a volte i risultati sono scarsi.
P I miei nipoti non sono affatto aggressivi però sanno difendersi. IM E quindi? E quindi alzano le mani esattamente
come i nipoti delle nonne IMperfette. Figuratevi che mio nipote a due
anni addirittura mordeva... E poi cosa vuol dire “sanno difendersi”?
Che sono autorizzati ad usare l'aggressività che è in loro solo in
alcuni casi? Tipo la guerra per portare la pace?
P Tutti i bambini oggi sono belli ma i miei nipoti sono bellissimi IM Bè qui la nonna IMperfetta ha qualche
tentennamento perché in fondo anche lei è d'accordo. O meglio lei vede
benissimo che ci sono un sacco di altri bambini più belli dei suoi
nipoti però per lei i suoi sono veramente bellissimi! E poi sono così
intelligenti!!
Chiunque puo' rivolgersi a noi per ricevere assistenza per se o per i propri familiari.
Offriamo, infatti, interventi personalizzati di assistenza e collaborazione domestica, tra cui:
Visite specialistiche Assistenza familiare (badanti) Baby Sitter Pulizie domestiche e aziendali Accompagnamento visite mediche Trasporto infermi Corsi di Formazione Ecc..
Progetto Famiglia con il suo team di esperti, ascolta il bisogno della famiglia e costruisce con lei il servizio piu' adeguato alle sue esigenze.
Dalla cura dell'anziano o disabile con
personale qualificato, alla realizzazione di percorsi di sostegno
psico-sociale e di integrazione con i servizi del territorio.
Ma non solo: organizziamo percorsi di
tutoraggio e formazione per assistenti familiari (badanti) con
l'obiettivo di fornire loro conoscenze di base sulle metodologie e le
abilita' per svolgere al meglio le mansioni di cura e assistenza a
persone anziane o disabili.
Un sostegno concreto per i genitori separati in gravi difficoltà economiche
Regione Lombardia ha stanziato risorse aggiuntive per un
milione di euro a favore dei genitori separati con figli minori e, in
particolare, a coloro che vivono una situazione di fragilità e
difficoltà economica e sociale. Si può presentare la domanda
rivolgendosi ai consultori che aderiscono all’iniziativa.
Con la delibera n. 681 del 13 settembre 2013, Regione Lombardia ha stanziato risorse aggiuntive di 1 milione di euro per i genitori separati con figli minori.
Il provvedimento della Giunta regionale intende sostenere, con opportuni
interventi, i genitori separati legalmente o in fase di separazione e
con figli minori, al fine di tutelare il diritto del minore ad una
crescita armonica e serena, di accompagnare i genitori nella
ridefinizione del loro ruolo genitoriale nella fase di separazione e di
sostenere, anche economicamente, il genitore separato legalmente da non
più di tre anni, che a seguito della separazione si trova in una
situazione di disagio economico, comprovato in base ai criteri di
seguito indicati, definendo inoltre il ruolo dei soggetti pubblici e
privati coinvolti.
I destinatari Sono destinatari del contributo:
- Il genitore con uno o più figli minori, separato legalmente da non
oltre tre anni, che si trova, in seguito alla separazione, in situazione
di grave e comprovato disagio economico: possibilità di accedere al
contributo economico
- le famiglie in fase di separazione, separate o divorziate,
relativamente agli interventi di sostegno erogati nell’ambito delle
attività consultoriali
Per richiedere il contributo, Il genitore del figlio minore deve
trovarsi nella condizione di una Separazione legale ed effettiva da non
più di tre anni; essere residente il Lombardia da almeno 5 anni; essere
in una condizione di disagio dimostrato attraverso attestazione ISEE;
avere sottoscritto un patto di corresponsabilità.
La domanda La domanda di accesso al contributo deve essere presentata, nella Asl di residenza, presso il Consultorio pubblico, o privato accreditato e a contratto che ha manifestato presso la Asl competente l’adesione all’iniziativa.
Il sostegno economico massimo per l’anno 2013 ammonta a € 2.400 per persona. Tale importo verrà erogato attraverso un contributo mensile di € 400 per una durata massima di 6 mesi nell’anno 2013. Il contributo mensile verrà accreditato su carta di debito prepagata.
Per maggiori informazioni ci si può rivolgere ai consultori aderenti all'iniziativa.
Prendere esempio dagli anziani, o meglio dai super anziani
La piramide della salute
Non siamo propriamente come il Giappone o alcune tribù africane, dove
gli anziani sono considerati i detentori della cultura e delle
tradizioni. Possiamo interrogarci sugli aspetti sociologici e capire il
perché ma rimane evidente che da una certa età gli anziani sembrano
perdere l’autorità e la credibilità per dirci cosa è giusto e cosa non
lo sia.
Tuttavia, oggi con questo breve articolo ti spiego perché sia necessario prendere a modello gli anziani e riguardo a cosa.
Molte persone, tra cui ahime anche medici, dicono cosa fare per star
bene, ma poi conducono una vita sregolata, mangiano male, fumano, bevono
superalcolici ecc.
Sono queste le persone a cui dobbiamo credere?
Non so a te, ma per me il proverbio “predica bene e razzola male” è
molto significativo. I grandi della storia, da Gesù a Madre Teresa, ci
hanno insegnato che non è sufficiente predicare, ma è necessario dare un
esempio concreto.
Dunque se aspiri a vivere a lungo e in salute, devi prendere esempio da qualcuno che è vissuto a lungo a sufficienza da poterti ispirare.
Nel mondo ci sono stati solo 800 supercentenari, persone che raggiungono i 110 anni di vita e solo 1 su 15 dei supercentenari arriva a 114 anni.
Le informazioni sono tratte dal Libro Energy di Roberto Re e Roy Martina, ma si possono trovare anche in un video molto esaustivo pubblicato su TED di Dan Butter, eploratore e scrittore del Natural Geographic .
Dan Butter conferma che la nostra longevità dipende da due fattori: fattori genetici e stile di vita.
Nel suo speech egli afferma che con tanti modelli è difficile
scegliere a chi credere ma continuando dice che nel mondo ci sono 4 aree
dove la longevità è più alta.
2 Miti da sfatare
MITO 1: Se ti impegni puoi vivere a lungo Falso: 1 americano su 5000 arriva a 100 anni. Il problema è che non siamo programmati per vivere a lung
Mito 2: Ci sono dei trattamenti che possono rallentare l’invecchiamento Falso: nel nostro corpo abbiamo 35000 miliardi di
cellule, che ogni 8 anni si sostituiscono con altre. Ogni volta però
avviene qualche danno. È un po’ come quando ai tempi delle cassette,
facevamo copie che passavamo in giro. A un certo livello della catena,
l’audio della cassetta era davvero di bassa qualità.
La cosa migliore che si possa fare è concentrarsi e prendere esempio da quelle popolazioni che vivono a lungo.
Dove si vive più a lungo nel mondo
Ci sono 4 posti nel mondo, dove le persone vivono più a lungo. Sono definite da Dan come Zone Blu (Blue Zone)
Loma (California)
Costa Rica
Sardegna (qui in Italia)
Okinawa (Giappone)
Dove si vive di più in Italia
Troviamo una zona blue, vicino all’area di Nuoro in Sardegna dove
troviamo 10 volte il numero di centenari che ci sono in America e questa
è una zona dove gli anziani dimostrano una straordinaria forza.
Centenari che vanno in motorino, spaccano legna, battono giovani a braccio di ferro
Hanno una dieta basata principalmente sulle verdure, pane non
lievitato, chiamato carta musica fatto con grano duro, un formaggio
altissimo di Omega-3, e il Cannonau, un vino che ha 3 volte il livello
di polifenoli contenuti
negli altri vini. Ma la cosa più importante, prosegue Dan Buettner, è
che hanno un organizzazione sociale che mette al centro gli anziani.
La seconda zona blue è trovata nei pressi di Okinawa, in Giappone
dove la popolazione, soprattutto femminile, ha un’aspettativa alta di
vita. Loro vivono a lungo, si addormentano velocemente e dimostrano solo
1/5 delle malattie quali cancro al seno e al colon.
Hanno una dieta basata su verdure e mangiano 8 volte la quantità di
tofu che viene mangiata dagli americani. Ma soprattutto mangiano meno
usando piatti più piccoli. Come in Sardegna, anche in Giappone, gli
anziani hanno un posto d’onore e hanno moltissimi amici, cosa che li
rende meno inclini a soffrire di solitudine.
IKIGAI, lo scopo della vita
“Qual è lo scopo della tua esistenza?”, chiedeva Dan a gli ultra
centenari. Per tutti era l’assoluta necessita di doversi alzare al
mattino per fare qualcosa.
Un’altra zona blue è stata trovata in California. Le persone che
vivevano di più avevano una dieta basata su ciò che era indicato sulla
Bibbia: Genesi capitolo 1 versetto 29 dove si parla di legumi, semi e
piante verdi.
Le persone qui, hanno abitudini vincenti.
(Vediamo ancora una volta quanto le abitudini siano fondamentali
regolatrici di tutta la nostra esistenza e del nostro successo
personale)
Ellsworth Whaream, è un multimilionario di 97anni. Quando un’azienda
costruttrice gli chiese 6000 euro per fare una recinzione, gli ha
risposto che se la poteva fare da solo gratuitamente.
Così per 3 giorni si mise a lavorare impastando cemento e piantando
pali tutt’attorno e il 4 giorno finì in una sala operatoria come
probabilmente era ipotizzabile, ma ci finì in qualità di chirurgo per
svolgere una operazione a cuore aperto! :)
All’età di 97 anni esegue 20 operazioni a cuore aperto al mese!
Ed Rawlings, 103 anni un cowboy che inizia la sua giornata con una nuotata e pratica di tanto in tanto sci nautico,
La ricetta della longevità
Dai suoi studi per il National Geographic, Dan Buettner, concluse che:
Nessun individuo faceva esercizio fisico sportivo, ma tutti avevano
impostato la propria vita con attività che necessitavano di movimento
fisico. Considera che in Giappone sono seduti per terra e si alzano e si
siedono almeno 40 volte al giorno.
Hanno tutti uno scopo nella vita e hanno vita spirituale
Mangiano meno, mangiano a base di verdura, semi e legumi e bevono vino (rosso)
Amano i propri figli, vivono in comunità circondandosi delle persone
giuste. Sei tuoi 3 migliori amici sono obesi, ci saranno alte
opportunità che anche tu sia obeso.
«Il gran problema dei suoi genitori es la soleità». Così la badante ha
sintetizzato, nella categoria della solitudine, il tratto più
paradossale e inatteso degli anziani in questa società massificata.
Ma alla solitudine dell’anziano si accompagna la “soleità” di noi
figli: smarriti nella scoperta improvvisa di doverci occupare di
genitori non più autonomi. E tutto ciò proprio in una età in cui
incominciano i primi acciacchi e, al tempo stesso, maturano le
esperienze professionali che divorano tempo ed energie.
Ho accompagnato mia madre al pronto soccorso e ho ricevuto i rimbrotti
di un medico trentenne, perché «non si possono lasciare da soli a questa
età». Il panico mi ha preso allo stomaco e si mescola al senso di
colpa: “Forse dovrei seguirli più da vicino?”. Poi sorgono i dubbi: “Ma non posso fare a meno di lavorare!”, e “Ho già i miei problemi, non ho abbastanza energie per farmi carico di altre vite”. Ma i dubbi sono anche più seri: “Seppure volessi curarmi di loro, non ne sarei capace”. E ancora: “Non ho mai avuto con i miei genitori l’intimità o il distacco necessari per accudirli!”
Gli anziani spesso costruiscono attorno alla loro vecchiaia una
fortezza invalicabile. Nemmeno quando la loro capacità di scegliere, di
decidere, di valutare è venuta meno, si ha facilmente accesso al loro
mondo. Si ricorre allora al/alla badante, perché il lavoro, lo
slittamento continuo del termine per il pensionamento, l’atomizzazione
della famiglia, l’incapacità, non permettono altra scelta. La badante,
introdotta talvolta sotto falso ruolo nella vita degli anziani (donna
delle pulizie, stiratrice, ecc.), sta con loro più di quanto noi figli
siamo riusciti a stare in tanti anni.
E succede che…la badante conosce la casa, previene le esigenze e i miei
genitori, che non hanno mai ceduto a nessuno il controllo delle proprie
vite, accettano il suo intervento sui vestiti, sul cibo, sulle
medicine.
La relazione tra i miei genitori e la badante è diventata di tiepida
fiducia. Lei lavora tantissimo: interpreta diversi ruoli, argina il
disagio, si inventa soluzioni.
Noi figli ci occupiamo dei genitori solo a distanza. Telefoniamo, prendiamo appuntamenti con i medici, ritiriamo certificati.
Mentre svolgiamo queste incombenze, capita di incontrare altri figli
che fanno le stesse cose. Ma non parliamo, non scambiamo idee. Non
esiste un “Comitato-figli-anziani-di-genitori-anziani”, un’associazione
che si potrebbe chiamare “Pane e latte”, come quando i bambini erano
piccoli – tanto il cibo non è poi così diverso.
Comincio a vedere come in uno specchio la mia “soleità” futura e mi chiedo: “Ci
saranno ancora risorse per gli anziani? Il sistema che garantisce ai
nostri genitori servizi e sussidi si sta sgretolando. Lavoreremo di più,
ci cureremo di meno?” E se riscoprissimo per tempo la condivisione
dei problemi e delle risorse? È proprio necessario che ognuno viva in
solitudine nel suo piccolo appartamento, con la propria badante, il suo
bagno male attrezzato, le barriere architettoniche che rendono una
passeggiata nel cortile più complicata di una spedizione in alta
montagna?
Disponete gia' di una badante convivente ma desiderate che
venga sostituita nei giorni di riposo o aiutata in alcuni momenti del
giorno?
Progetto Famiglia Network risponde perfettamente alle vostre esigenze!
Grazie alla flessibilita' dei nostri servizi, possiamo
affiancare in alcuni momenti la vostra badante con una nostra
operatrice, in modo da aiutarla ad effettuare quelle operazioni che da
sola non riuscirebbe ad affrontare, come ad esempio l'igiene personale,
l'alzata e la messa a letto.
In caso di assenza invece per riposo settimanale, ferie o malattia, risolviamo tranquillamente il vostro problema.
La velocità e l’apparente facilità con cui i bambini piccoli
imparano le basi di una lingua stupisce da sempre genitori scienziati, infatti comunemente si pensa che l’apprendimento del linguaggio complesso sia prerogativa degli adulti.
Tuttavia, un gruppo di ricercatrici del Max Planck Institute for
Human Cognitive and Brain Sciences di Leipzig hanno scoperto che i
neonati con meno di tre mesi di vita sono in grado di estrarre e
apprendere automaticamente regole complesse dalla lingua parlata; compito che agli adulti riuscirebbe solo grazie a un processo di ricerca e riconoscimento attivo.
Jutta Mueller, Angela D. Friederici and Claudia Maennel hanno
fatto ascoltare a dei neonati per 20 minuti un flusso di sillabe mentre
misuravano le risposte cerebrali dei bambini con EEG. Le coppie di sillabe comparivano insieme, ma erano separate da una terza sillaba; questa dipendenza (dependency) tra le sillabe non contigue sarebbe tipica nelle lingue naturali e si ritrova in molte costruzioni grammaticali.
Le misurazioni EEG hanno dimostrato che i bambini erano in
grado di riconoscere la violazione delle regole quando la combinazione
si presentava con una sillaba “fuori posto”; inoltre, gli
scienziati hanno, di tanto in tanto, variato il tono di una sillaba con
un tono più alto con un risultato interessante: solo quei bambini il cui
cervello ha reagito ai cambiamenti di frequenza del suono erano in
grado di rilevare la dipendenze tra le sillabe.
Quando gli adulti affrontano la stesso compito dimostrano di reagire
alle violazioni delle regole solo quando gli si chiede di cercare
esplicitamente le dipendenze tra le sillabe; particolarmente
interessante secondo i ricercatori sarebbe il fatto che gli
adulti che hanno dimostrato l’apprendimento della regola hanno anche
mostrato una forte risposta cerebrale ai cambiamenti di tono.
Mueller e i suoi colleghi concludono che, evidentemente, la capacità di
riconoscimento automatico si perde dopo la prima infanzia.
Questi risultati non solo possono aiutare a comprendere in che modo i
bambini riescano a imparare una lingua così rapidamente durante il
primo sviluppo, ma mettono in evidenza anche un forte legame tra capacità uditive di base e capacità di apprendimento di regole sofisticate.
Gli scienziati stanno ora indagando se nei bambini che hanno mostrato
differenze in risposta ai cambiamenti di tonalità e nella capacità di
apprendimento delle regole siano riscontrabili effetti a lungo termine
sullo sviluppo del linguaggio.
La progettazione e gestione di servizi
socio-educativi e di aggregazione, rivolti soprattutto a minori e
giovani, e' uno dei capisaldi della cooperativa.
Nelle attivita' educative Progetto Famiglia
lavora secondo una prospettiva che tende a prevenire/ contrastare il
disagio e a promuovere l'agio con l'obiettivo fondamentale di favorire
l'autonomia e il benessere dei bambini e dei ragazzi attraverso varie
tipologie di strumenti.
Offriamo una molteplicita' di servizi
attraverso un gruppo di professionisti ( educatori, psicologi,
animatori, pedagogisti, oss...) che operano stabilmente in gruppo per
garantire un approccio multi professionale ed integrato nei diversi
interventi, consentire il confronto e favorire la ricerca costante di
nuove metodologie.
Le tipologie di attivita' socio-educative di Progetto Famiglia possono essere cosi' sintetizzate:
ATTIVITA' INTEGRATIVE POMERIDIANE
E' un momento scolastico in cui vengono
proposti laboratori, giochi e attivita' varie. E' previsto anche un
rinforzo didattico che si concretizza nell'aiuto allo svolgimento dei
compiti scolastici.
CENTRI RICREATIVI ESTIVI
Un servizio rivolto ai minori dai 3 ai 14 anni per una
"allegra vacanza" nel contesto urbano della propria citta'.
Un'importante esperienza formativa dove convivono divertimento,
socialita', amicizia, stimoli alla creativita' ed all'autonomia. Grandi
giochi, divertenti laboratori creativi e di manipolazione, appassionanti
gite in parchi di divertimento ed escursioni sul territorio, piacevoli
giornate in piscina e avventurosi soggiorni trekking in localita' alpine
completeranno un'appassionante vacanza ricca di fascino e di emozioni.
BABY PARKING / MICRONIDO
Per rispondere ai bisogni dei bambini di
eta' compresa tra i 6 mesi e i 3 anni svolgiamo un servizio di
assistenza e di animazione con attivita' ludiche e manipolative
all'interno di strutture pubbliche e private.
SPAZIO BIMBI
Aree e spazi strutturati con giochi, video,
animazioni all'interno di Centri Commerciali e Aziende come servizio di
assistenza a minori in supporto ai clienti.
SERVIZIO DI ASSISTENZA NELLE SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE
Servizio strutturato per minori portatori di handicap o in
situazioni di difficolta' e disagio. Il nostro servizio prevede di
aiutare, stimolare ed arricchire il percorso evolutivo dei singoli casi.
Vengono cosi' studiati e stesi programmi mirati per raggiungere gli
obiettivi prefissati: autonomia ed integrazione.
Da un simpatico articolo della Repubblica, sulle nonne dell'era di Internet
Nonne 2.0
Si sentono giovani, sono allegre e bloggano tanto quanto
lavorano a maglia. Raccontano il bello dell’età, i falsi stereotipi e
come passare ai nipotini il loro senso della libertà di Mara Accettura
Bloggo, twitto, viaggio, vado in palestra e mangio fuori. Mi piace
vestirmi bene. Mi irrito facilmente con chiunque vuole sbarazzarsi di me
col Bingo o col poliestere solo perché ho compiuto 60 anni» (FeeTee).
«Non sono vecchia, sono una diciottenne con 47 anni di esperienza»
(harrigram). «Ho ascoltato qualcuno su Radio 4 dire: “Non finisci di
essere giovane perché sei diventato vecchio. Diventi vecchio perché hai
smesso di essere giovane”. Io mi sento meglio a 71 anni che a 50...
L’unica cosa che mi ricorda la mia età è quando i miei nipotini pensano
che non apprezzi le battute volgari - ma la mia testa non si è ristretta
con l’età» (greatnan). Sono tre voci prese da Gransnet il social network più frequentato dalle nonne hip britanniche
dove nei forum si chatta di cucina, sesso, politica, giochi per bambini
e nuore difficili, e gli argomenti più caldi riguardano la dieta 5:2
(due giorni di digiuno su 7), gli incidenti del dating (uomini che
orrore, parlano di problemi alla prostata al primo appuntamento) e i
peggiori errori fashion da evitare (dagli uggs ai pantaloni di pelle).
Oggi le voci delle “gransnetters” sono state raccolte in The New Granny
Survival Guide: Everything ou Need To Know To Be The Best Gran (“La
nuova guida per la sopravvivenza della nonna: tutto quello che devi
sapere per essere la migliore”), con una prefazione della bellissima
Janet Ellis, blogger, ex presentatrice di Blue Peter (una trasmissione
per bambini) e nonna di tre nipotini. «Diventare nonna cambia le
relazioni in famiglia nel giro di una notte», scrive.
Nel Regno
Unito i nonni sono tanti e sono giovani: 14 milioni, di cui uno su dieci
ha meno di 50 anni (questo a causa del numero di mamme teenager, il più
alto in Europa) e la metà meno di 65. Alcuni di loro fanno parte di
quella sandwich generation che non solo si prende cura dei nipotini
sopperendo alle falle del welfare (accade a metà dei bimbi sotto i 10
anni), ma anche dei genitori anziani. Non c’è da meravigliarsi se
molte di loro vivono una nuova fase della vita che non è mai esistita
prima. Sono in buona salute, affaccendate, spiritose, e twittano tanto
quanto lavorano a maglia. Altro che infilare vestaglie e pantofole, le
grannies hanno una vita sessuale attiva: «Quando ho festeggiato i miei
55 anni al lavoro una ragazza sui 20 anni mi ha chiesto a che età avessi
smesso di fare sesso. Le ho risposto che gliel’avrei detto non appena
l’avessi saputo», racconta Joan. E Susuecb, 58 anni: «Grazie a Dio per la terapia ormonale e la vita da pensionata: oggi è meglio che mai». Janet Ellis, ex presentatrice tv, tre nipotini, simbolo della nonna cool inglese
Ma perché mai le nonne moderne hanno bisogno di consigli? Non dovrebbero
essere loro le esperte? Non proprio. Relazionarsi a una figlia è un
conto, relazionarsi a una figlia che ha avuto un figlio, o peggio ancora
una nuora, un altro. Le gerarchie sono cadute, la saggezza di ieri è la
sciocchezza di oggi. Le intrusioni sono campi minati. «Mai mettersi
contro lo stile genitoriale di mamma e papà, anche se non siete
d’accordo», consigliano le “gransnetters”. Su religione e sesso
soprattutto. Come si risponde a domande tipo: chi è Gesù o dove è andato
il gatto che è morto? Le brave nonne anticipano momenti imbarazzanti
chiedendo la versione dei genitori. Oppure prendete un argomento
scottante come le morti in culla. Negli anni 60 i bambini si facevano
dormire a pancia in giù. Poi si è scoperto che la posizione più sicura è
sulla schiena. Un’altra scivolata evitabile è quella sul congedo di
maternità: una volta le donne che tornavano a lavorare dopo un figlio
erano una minoranza, oggi sono più della metà. Quindi mai criticare le
scelte delle figlie (o delle nuore), neppure quando si disapprovano.
Anche in Italia non mancano le nonne blogger:
dal blog della nonna Bruna (antiche ricette di torte e biscottini), a
quello di nonna Sabbella (pillole di saggezza quotidiana), ma non
abbiamo trovato un vero social network che le aggrega. Nel nostro paese
gli over 65 sono circa 12 milioni, la media più alta di tutta Europa.
«Ma non esistono dati precisi a livello nazionale sulla categoria dei
nonni», spiega Cristiana Ottaviano, professore associato di Sociologia
dei processi culturali all’Università di Bergamo, «perché in genere si
fanno rientrare nella categoria generale degli anziani. Benché molti
anziani non siano nonni, così come molti nonni non sono anziani». Per
colmare la lacuna Ottaviano ha fatto una ricerca qualitativa molto
interessante sul territorio bergamasco coinvolgendo 1500 nonni da cui è
nato il libro Ri-nascere: nonni e nonne domani. Legami
intergenerazionali nella società complessa (Liguori), da cui è emerso
che anche da noi la generazione che ha fatto il ’68 - la più
scolarizzata, quella che ha cambiato il rapporto di coppia, la maniera
di concepire l’educazione e così via - si è inventata anche una nuova
maniera di fare il nonno. È d’accordo Marina Codecasa Cavallo, milanese,
nonna di quattro nipotini. «Non mi sento vecchia e non mi sento votata
alla nonnitudine. Mi rifiuto di andare ai giardinetti però al mare li
ospito tutti e insegno loro a giocare a burraco, leggo con loro, me li
porto alle mostre e al cinema. Mi piacciono molto i nipotini quando
posso interloquire, ma non voglio fare la babysitter». Forse è
proprio questa la differenza più stridente dei nuovi ex sessantottini:
«Si sentono molto “ancora” nella capacità di sostegno emotivo ma poco
“faro” nel senso di trasmettitori di valori di vita del passato», dice
Ottaviano. «Preferiscono testimoniare con l’esperienza diretta della
loro vita e condividere il sapere in modo reciproco invece di
trasmetterlo gerarchicamente». Quel che è certo è che per i figli
precari i nonni italiani sono una risorsa di tempo (sostituiscono
l’asilo) e spesso anche economica (avendo goduto di stipendi fissi prima
e ora di pensioni). Secondo Silvia Vegetti Finzi, autrice di Nuovi
nonni per nuovi nipoti (Mondadori): «Sono veri e propri ammortizzatori
sociali e stanno salvando l’Italia dalla rovina economica in cui sono
finite per esempio migliaia di famiglie negli Stati Uniti all’inizio di
questa recessione».
CON I NIPOTI SI PUÒ 1. I 15 cuscini sul divano servono alla costruzione della tana, non a farci sedere gli adulti. 2. Le buone maniere a tavola sono soggettive e sì, le dita fanno proprio lo stesso lavoro della forchetta. 3. Mettersi quei deliziosi stivali nuovi a letto va bene (ma non dirlo alla mamma) 4. Il cibo sulla testa è un fashion statement. 5.
Se devi lavarti le mani, la ciotola di acqua del cane va bene quanto il
lavandino. (Da The New Granny’s Survival Guide, ed. Vermillion)
QUELLO CHE GOOGLE NON SAPRÀ MAI FARE Una
volta i nonni erano depositari di saggezza ed esperienza. Consiglieri,
alleati e amici. Il pulsante d’emergenza per soddisfare ogni (o quasi)
tipo di curiosità. Avendo più tempo a disposizione dei genitori potevano
insegnarti come si fa a costruire una casa coi mattoncini lego, stirare
una camicia, cucire un bottone, cucinare un arrosto. Non più. Motivo? I
contatti più scarsi con i nipoti, la lontananza geografica ma
soprattutto la presenza ingombrante di Internet. Secondo un sondaggio
britannico della società Dr Beckmann su 1500 nonni, i nipotini, che
cominciano a smanettare su Ipad, smartphone e computer sin dai 3 anni,
scelgono sempre di più Google, Wikipedia e YouTube per soddisfare in
maniera istantanea qualsiasi dubbio. Infatti nove anziani su dieci
raccontano che questa modalità è la differenza principale rispetto al
rapporto che loro stessi avevano con i nonni. Due terzi poi dichiarano
come il ruolo tradizionale è meno importante nella vita della famiglia
contemporanea. Quello che il sondaggio non rivela è che Google,
Wikipedia e YouTube sono assolutamente inutili quando c’è da prendere un
bimbo dall’asilo o viziarlo con patatine e coca.
I dati forniti dall'Istat sull'invecchiamento della
popolazione italiana, mostrano con una proiezione al 2020, come la
percentuale degli ultra sessantacinquenni dall'attuale 18%, quasi 10
milioni, passerà al 23% della popolazione italiana.
Il processo di invecchiamento
ha ancora molti lati oscuri e numerose sono le teorie che cercano di
dare una spiegazione scientifica a questo processo. Per alcuni esperti
di genetica l'invecchiamento è un processo predeterminato
geneticamente; per altri l'invecchiamento è causato da errori di
duplicazione del DNA, che aumentano esponenzialmente nel tempo. Altri
studiosi invece credono che il processo di invecchiamento sia collegato
alla capacità di risposta e di efficienza del sistema immunitario. Con
il passare del tempo si è notato anche come le persone invecchiano in
maniera differente tra loro, arrivando a determinare il concetto di età
biologica ed età cronologica (anagrafica). Sulla base di questo
concetto si possono distinguere due tipi di invecchiamento:
Invecchiamento naturale, dovuto a variazioni
graduali e fisiologiche che riducono progressivamente le capacità
di adattamento dell'anziano (in questo caso età biologica ed età
anagrafica coincidono)
Invecchiamento precoce, dovuto a fattori genetici, a condizioni di vita sfavorevoli, a lavori usuranti, a errori alimentari, all'abuso di alcool, ecc. (in questo caso l'età biologica supera quella cronologica)
Nonostante le tesi sulle cause dell'invecchiamento siano
ancora discordanti, sono certi invece determinati mutamenti
fisiologici, primo fra tutti quello cerebrale. Il cervello, che
raggiunge nell'uomo il suo massimo volume e peso intorno ai 25 anni
circa, regredisce più o meno velocemente con l'avanzare dell'età, fino
al 10% del suo volume iniziale. Questa riduzione porta parallelamente
ad una degenerazione con conseguente sfoltimento dei neuroni cerebrali.
Esami istologici hanno messo in evidenza questa degenerazione a un
insieme di azioni involutive riconosciute come: diminuzione del peso e
del volume del cervello, variazione dei neuroni, perdita dei dendriti,
aumento dei solchi e dei ventricoli, presenza di placche senili, deposito amiloide,
alterazioni capillari, presenza della degenerazione neurofibrillare.
L'incapacità del cervello a supportare l'attività di neurotrasmissione
produce una serie di ripercussioni negative sull'organismo. La
neurotrasmissione si abbassa contemporaneamente all'attività elettrica
del cervello. Un aspetto strettamente legato alla riduzione della
trasmissione neuronale è quello della diminuzione della forza muscolare.
L'invecchiamento evidenzia questa caratteristica, dovuta maggiormente
all'ipotonicità dei muscoli con conseguenti problemi posturali,
articolari e di consistenza della matrice ossea.
Dell'ipotonia muscolare ne risente anche l'apparato respiratorio a
causa di una minore espansione toracica con conseguente riduzione del
volume respiratorio, a discapito di tutti i tessuti che richiedono
ossigeno per la loro attività metabolica.
Andiamo ora ad analizzare i parametri importantissimi nell'attività fisica come forza, potenza e velocità.
Grimby e Saltin dimostrarono che la forza muscolare,
sia statica che dinamica, diminuisce leggermente fino ai 45 anni e da
questo periodo in poi cala del 5% per ogni decade cosi che, a 65 anni la
riduzione della forza risulta essere del 25% circa. La principale
causa del decadimento muscolare nell'anziano era determinata da una
riduzione della massa muscolare di tipo quantitativo e non qualitativo.
Altri studiosi hanno confermato questa teoria, analizzando il numero
di fibre del vasto laterale in cadaveri. Dimostrarono che nell'arco
della vita, dai 20 agli 80 anni, si ha una riduzione dell'area
muscolare del 40%.
Per quanto riguarda la velocità nel 1990 Klitgaard e
collaboratori dimostrarono una maggiore velocità di movimento in
anziani che praticavano un regolare allenamento di forza con pesi
rispetto a soggetti sedentari della stessa età e rispetto ad anziani
nuotatori e corridori. Gli autori hanno messo in relazione questa
riduzione della velocità alle differenze nella distribuzione nei vari
tipi di fibre e alla composizione delle catene pesanti della miosina.
È stato osservato in un gruppo di anziani non praticanti esercizio
fisico, nei nuotatori e nei corridori, un più alto contenuto di miosina e tropomiosina lenta,
rispetto a coloro che avevano eseguito un allenamento di forza. Questo
studio trasversale mostra come un regolare allenamento della forza,
durante l'invecchiamento, possa contribuire al mantenimento delle
caratteristiche morfo-funzionali delle fibre veloci del muscolo.
Nel 1992 Skelton e collaboratori dimostrarono come nell'arco di
tempo che va dai 65 agli 84 anni, sia negli uomini che nelle donne, si
assiste ad un decadimento della potenza di circa il 3,5% per
ogni anno di età. Gli stessi autori in uno studio più recente hanno
dimostrato che dopo 12 settimane di allenamento si è verificato un
incremento medio del 13-30% della forza isometrica del quadricipite, del bicipite femorale
e della potenza degli arti inferiori. Il decremento della potenza è
più evidente dopo i 50 anni ed interessa maggiormente gli uomini
rispetto alle donne: questo non a causa delle variazioni di ATP o della
sezione traversa del muscolo, ma piuttosto dall'alterazione di altre
funzioni quali il reclutamento massimo delle unità motorie e la
degenerazione degli alfa-motoneuroni.
I benefici derivati da una costante attività fisica nella terza
età migliorano una serie di organi e di funzioni fisiologiche, in
particolar modo quelle dell'apparato locomotore, cardiocircolatorio,
respiratorio, nervoso. Analizziamo più specificatamente questi
benefici:
Apparato locomotore
Ossa:
maggiore resistenza per l'aumentata mineralizzazione e un
maggiore sviluppo in spessore. Questo processo è favorito dalle
trazioni esercitate durante i movimenti, che influenzano
positivamente il rapporto tra osteociti e osteoblasti;
Muscoli: aumenta sia il tono che la massa muscolare, con conseguente miglioramento della forza muscolare e a cascata anche della velocità e della resistenza;
Articolazioni:
l'allenamento in genere produce effetti positivi, rendendo il
movimento più fluido e funzionale. Tale effetto si ripercuote
positivamente sulla coordinazione e sul controllo dei movimenti.
Apparato cardiocircolatorio
Sono stati registrati effetti positivi per quel che riguarda l'aumento della gittata sistolica, l'aumento della portata cardiaca,
l'aumento dei capillari cardiaci e muscolari, la riduzione della
frequenza cardiaca a riposo e la riduzione del tempo di recupero dopo
lo sforzo.
Apparato respiratorio
Potenziamento del diaframma e degli altri muscoli
respiratori, diminuzione della frequenza respiratoria (gli atti
respiratori sono più profondi), aumento della capacità vitale.
Sistema nervoso
Maggiore sensibilità sui neuroni centrali e periferici con
conseguente miglioramento della posizione del corpo nello spazio;
aumento della velocità di conduzione dell'impulso nervoso sulla placca
motrice; diminuzione dei tempi di reazione; maggiore sincronizzazione
delle fibre muscolari.
Concludendo possiamo affermare come l'attività fisica sia
l'antagonista principale di qualsiasi forma di invecchiamento.
Muoversi, attraverso un'adeguata programmazione, significa ritardare
l'inefficienza, riuscire a conservare una buona immagine di sé,
sfruttare al meglio le proprie capacità.
Da non dimenticare, infine, gli effetti benefici sulla sfera
psichica con miglioramenti sulla capacità di autocontrollo,
concentrazione, capacità volitiva e di rilassamento.
(ANSA) - ROMA, 26 OTT - La crisi fa male anche alla salute
dei giovani: in 5 anni e' complessivamente peggiorata, con un
aumento del 10% dei malati cronici.
Sono 12 milioni infatti gli italiani, in maggioranza over 55,
che convivono con due o più malattie croniche ma ora è "allarme
giovani". L'11% tra i 25 e i 40 anni e il 30% tra i 40 e i 55 ,
soffre già di almeno due patologie croniche e autoimmuni. Colpa
soprattutto della crisi economica che compromette la
possibilità di stili di vita adeguati e rende più fragile il
sistema immunitario. In tutto sono due milioni, il 10% in piu'
rispetto a cinque anni fa.
La colpa, spiegano i medici internisti riuniti per il 114°
Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Interna
(SIMI), a Roma dal 26 al 28 ottobre, è soprattutto della crisi
economica, che non consente agli italiani uno stile di vita
adeguato, fatto di alimentazione sana, movimento, prevenzione
attraverso check-up regolari, e li espone così a una probabilità
due volte e mezzo più alta di sviluppare malattie croniche come
diabete ipertensione, bronchiti che vanno ad aggiungersi a
quelle autoimmuni come le sindromi metaboliche, le patologie
reumatologiche, epatologiche e intestinali sempre più diffuse.
I pazienti con piu' di una una multi-morbilità vanno
affrontati in modo globale per non rischiare l'eccesso di
terapie: oggi 5 milioni di under 55 prendono in media 4-5
farmaci al giorno e il 20% è esposto al rischio di trattamenti
inappropriati per la mancanza di una "guida" che individui la
patologia principale e adotti un piano terapeutico efficace e
adeguato. È questo il compito degli internisti, i medici "della
complessità" che dovrebbero visitare i pazienti con due o più
patologie almeno una volta all'anno. I "Doctor House" italiani
sono oltre 11mila e gestiscono 39mila posti letto, per un
totale di oltre 1,2 milioni di ricoveri l'anno.
"Nei giovani adulti stili di vita inadeguati, fatti di diete
poco equilibrate e sane, di sedentarietà e cattive abitudini
come il fumo o l'alcol, contribuiscono a provocare un sempre
maggior numero di casi di patologie metaboliche,
cardiovascolari, respiratorie che vanno dall'ipertensione al
diabete, alla bronchite cronica - spiega Gino Roberto Corazza,
presidente SIMI - La crisi economica oggi rende più fragile la
popolazione anche nelle fasce più giovani, perché compromette la
possibilità di compiere scelte di salute: per molti è diventato
difficile, oltre che acquistare cibi sani o permettersi un
abbonamento in palestra, perfino prendere l'auto per andare a
correre al parco o fare analisi di routine''.
"Oggi gli under 55 prendono in media 4 o 5 farmaci al giorno e
un paziente su cinque è esposto al rischio di trattamenti
inappropriati per la mancanza di una 'guida' che individui una
patologia principale e adotti un piano terapeutico efficace''
commenta Alessandro Nobili, responsabile del Laboratorio di
valutazione della qualità delle cure dell'Istituto Mario Negri
di Milano. (ANSA).
L'abitudine a mangiare di continuo? Potrebbe essere tutta colpa di un
"gene della fame" che fa aumentare l'appetito e rallenta il metabolismo.
A identificarlo gli studiosi della Cambridge University, nel Regno
Unito, che ne hanno descritto il funzionamento in uno studio pubblicato
sulla rivista Cell. Studiando 2101 persone gli scienziati hanno scoperto
che coloro che avevano una particolare mutazione di un gene chiamato
KSR2, erano più affamati e bruciavano un numero inferiore di calorie
rispetto a coloro che avevano una variante normale dello stesso gene.
"Un'alimentazione migliore e l'attività fisica aiutano a tenere sotto
controllo il peso - evidenzia il professor Sadaf Farooqi, che ha
condotto la ricerca - tuttavia alcune persone non ci riescono,
continuano a ingrassare, e il nostro studio dimostra che questo e'
dovuto in parte a fattori genetici".
Una possibile cura per questo tipo di problemi potrebbe venire in futuro
dalla metformina, un principio attivo utilizzato per la cura del
diabete, perché come gli studiosi hanno evidenziato riduce l'ossidazione
degli acidi grassi nelle cellule con la mutazione del gene KRS2.
Secondo
una nuova ricerca, dormire servirebbe al cervello per effettuare
"grandi pulizie". Per eliminare le scorie del metabolismo cellulare,
infatti, il cervello non può usare il sistema linfatico come il resto
del corpo, perché è isolato dalla barriera ematoencefalica. Il sistema
alternativo a cui ricorrre - detto glinfatico - consuma però una tale
quantità di energia da impedirgli di alimentare contemporaneamente anche
lo stato cosciente
Permettere la ripulitura del cervello da scorie potenzialmente
neurotossiche. Sarebbe questa la ragione per cui si è evoluto il sonno,
secondo una ricerca condotta presso il Centro di neuromedicina
dell'Università di Rochester diretto da Maiken Nedergaard, ora pubblicata su “Science”.
Tutti
noi abbiamo bisogno di un adeguato numero di ore di sonno per
“funzionare” bene il giorno successivo e mantenerci in salute. Tuttavia,
le ragioni per cui dormiamo non sono state chiarite a fondo. Risultati
recenti hanno dimostrato che il sonno aiuta a memorizzare e consolidare i
ricordi, e a elaborare migliori schemi comportamentali. Per quanto
importantissima, questa funzione non sarebbe in grado però di spiegare
l'evoluzione del sonno: i soli benefici che essa comporta non sembrano
infatti sufficienti a compensare il rischio legato alla vulnerabilità in
cui ci si trova dormendo, né a spiegare adegiatamente i gravissimi
sintomi che si manifestano in chi viene privato a lungo del sonno.
Per
cercare di capire quale possa essere la funzione di base del sonno, nel
nuovo studio i ricercatori hanno esaminato il cervello di un gruppo di
topi - il cui sistema nervoso centrale è molto simile a quello degli
esseri umani – alla luce di una recente scoperta fatta da Nedergaard e
colleghi sul sistema di smaltimento dei rifiuti metabolici cerebrali.
La
tempestiva rimozione di questi rifiuti è essenziale per evitare
l'accumulo incontrollato di proteine tossiche, un fenomeno che si
riscontra pressoché in tutte le patologie neurodegenerative. Tuttavia,
nel cervello la rimozione delle scorie cellulari potenzialmente tossiche
non è garantita dal sistema linfatico come nel resto dell'organismo, a
causa della barriera ematoencefalica, che controlla strettamente ciò che
entra ed esce dal cervello.
Lo scorso anno il gruppo di
ricerca di Nedergaard aveva scoperto l'esistenza a livello cerebrale di
un nuovo sistema che si comporta in modo molto simile a quello
linfatico, controllando il flusso del liquido cerebrospinale attraverso
l'azione delle cellule gliali (per questo, il sistema è stato battezzato
"glinfatico").
Confronto
fra la circolazione interstiziale del fluido cerebrospinale in un topo
sveglio e in uno che dorme. (Cortesia V. Altounian/Science/AAAS)L'ipotesi
avanzata dai ricercatori era che durante il sonno il sistema glinfatico
fosse più attivo. Grazie a nuove, sofisticate tecnologie di imaging,
come la microscopia a due fotoni, i ricercatori hanno potuto osservare i
moti del fluido cerebrospinale in vivo confermando che il sistema
glinfatico è quasi dieci volte più attivo durante il sonno, e che
mentre si dorme viene rimossa una quantità di proteina beta ammiloide
significativamente più elevata di quanto avvenga da svegli.
Ma
non solo: hanno scoperto che questo meccanismo di smaltimento dei
rifiuti è estremamente energivoro: "Il cervello ha a propria
disposizione solo una quantità limitata di energia; e a quanto pare si
trova costretto a scegliere tra due diversi stati funzionali: essere
sveglio e cosciente, o addormentato e dedito alle pulizie”, ha detto
Nedergaard.
Un'altra sorprendente scoperta fatta nel corso della
ricerca è che durante il sonno il flusso del liquido cerebrospinale
negli spazi interstiziali del cervello aumenta del 60 per cento, come se
le sue cellule in qualche modo si “stringessero” per permettere un
lavaggio più efficace del tessuto cerebrale.
l premio Nobel 2013 per la Medicina, il primo della serie a essere
annunciato, è stato assegnato a due studiosi americani, James Rothman e
Randy Schekman, nonchè al tedesco Thomas Sudhof per, si legge nella
motivazione, le loro scoperte sulle modalità di "controllo estremamente
preciso" con cui le cellule organizzano il sistema di "trasporto e
distribuzione del proprio carico". I tre scienziati si suddivideranno
una ricompensa da 8 milioni di corone svedesi, pari a oltre 918.000
euro.
Hanno scoperto il meccanismo con cui le cellule organizzano
le loro attività all'interno e comunicano con l'ambiente che le
circondano: tutto grazie ad un sistema vescicolare con cui molecole e
proteine possono essere spostate da un compartimento all'altro della
cellula, ad esempio per avere ulteriori complessazioni o per essere
portate sulla membrana cellulare, oppure per liberare verso l'esterno
sostanze e comunicare con le altre cellule come avviene con il rilascio
dei neurotrasmettitori tra le cellule nervose nelle sinapsi.
È
d'accordo sulla tripla assegnazione del premio Edoardo Boncinelli,
genetista all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, secondo cui
gli studi dei tre Nobel "rappresentano le fondamenta per chiarire i
meccanismi cruciali nel funzionamento delle cellule e per contrastare un
gran numero di patologie, come la fibrosi cistica e molte malattie del
sistema nervoso". Boncinelli paragona l'importanza delle scoperte dei
tre scienziati ai semafori in città: sono cioè fondamentali. Giuseppe
Novelli, genetista e neo rettore dell'Università Tor Vergata di Roma,
sottolinea che "è sulla base degli studi condotti da Schekman, Südhof e
Rothman che oggi si poggiano le ricerche su alcune patologie come
l'Alzheimer e il Parkinson, ma anche le ricerche che spiegano come
nascono le emozioni".
Silvio Garattini, direttore dell'Irccs di ricerche farmacologiche Mario
Negri di Milano, sottolinea che il meccanismo di trasporto delle
cellule è "fondamentale anche per capire il meccanismo d'azione di molti
farmaci, e per scoprirne e svilupparne di nuovi, perché le
vescicole-navicella possono anche diventare bersagli per lo sviluppo di
nuove medicine".
Per questo Randy Wayne Schekman, James Rothman e
Thomas Sudhof hanno vinto il Nobel per la Medicina. Randy Wayne
Schekman (nato il 30 dicembre, 1948 ) è un biologo cellulare americano
presso la Berkeley in California ex caporedattore della prestigiosa
rivista Proceedings of National Academy of Sciences. I suoi studi di
laboratorio si sono concentrati sulle descrizioni molecolari del
processo di assemblaggio della membrana e del traffico vescicolare nelle
cellule eucariotiche.
Nel 2002 ha ricevuto il premio Albert Lasker
per la ricerca medica di base e il Louisa Gross Horwitz Prize della
Columbia University insieme a James Rothman proprio per la loro scoperta
del "traffico" della membrana cellulare, processo che le cellule usano
per organizzare le loro attività e comunicare con il loro ambiente.
Nel 2013 è stato eletto membro straniero della Royal Society, con la seguente motivazione.
Thomas
C. Sudhof (nato il 22 dicembre 1955 a Gottingen , Germania) è un
biochimico noto per i sui studi sulla trasmissione sinaptica . Dal 1986,
i suoi studi hanno chiarito molte delle principali proteine che mediano
le funzioni presinaptiche. Il suo lavoro ha posto le basi per la nostra
attuale comprensione scientifica del rilascio di neurotrasmettitore
vescicola -mediata, e il suo lavoro continua concentra sulla specificità
di sinaptogenesi e manutenzione sinaptica. Sudhof si trasferì negli
Stati Uniti nel 1983, dove ha iniziato la formazione post-dottorato nel
dipartimento di genetica molecolare presso l'Università del Texas Health
Science Center a Dallas. Durante la sua borsa di studio post-dottorato,
Sidhof lavorato per descrivere il ruolo del recettore LDL nel
metabolismo del colesterolo, per cui Brown e Goldstein hanno ricevuto il
Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nel 1985. Nel 2008, si
trasferisce alla Stanford University ed è attualmente Professore presso
la Scuola di Medicina e Professore di Fisiologia Cellulare e Molecolare,
Psichiatria e Neurologia. James E. Rothman (nato nel 1947), infine, è
professore di Scienze Biomediche dell'Università di Yale e presidente
del Dipartimento di Biologia Cellulare presso l'Università di Yale
Medical School. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio
Louisa Gross Horwitz presso la Columbia University e il Premio Lasker
Albert per la ricerca medica di base. Rothman ha iniziato la sua
carriera presso il Dipartimento di Biochimica dell'Università di
Stanford nel 1978. Era alla Princeton University dal 1988 al 1991 prima
di venire a New York per fondare il Dipartimento di Biochimica e
Biofisica Cellulare al Memorial Sloan -Kettering Cancer Center, dove è
stato anche vice presidente. Rothman è membro della National Academy of
Sciences. .
Il
premio Nobel per la medicina e la fisiologia del 2012 è stato
attribuito a John B. Gurdon e Shinya Yamanaka per aver dimostrato con le
loro ricerche la possibilità di riprogrammare cellule adulte in cellule staminali pluripotenti
L'Accademia di Stoccolma ha riconosciuto quest'anno il Premio Nobel per
la Medicina e la Fisiologia a John B. Gurdon e Shinya Yamanaka, per i
loro"studi sulle cellule staminali che hanno aperto le porte ad
applicazioni cliniche di enorme importanza."
Il
biologo britannico John B. Gurdon è unanimemente riconosciuto come uno
dei pionieri nella ricerca sulle staminali. Già nel 1962 scoprì,
lavorando sulle rane, che la specializzazione delle cellule è un
processo reversibile, cambiando uno dei dogmi della biologia dello
sviluppo di allora. Egli riuscì a inserire il nucleo di una cellula
intestinale matura in cellule uovo immature. La cellula così modificata
diede poi origine a un girino.
Quarant'anni più tardi, Shinya
Yamanaka, ha dimostrato in che modo cellule mature di topo possono
essere riprogrammate per dare origine a cellule staminali immature.
L'aspetto più sorprendente della ricerca, fu che bastò l'introduzione di
soli pochi geni per riprogrammare le cellule mature in cellule
staminali pluripotenti, in grado a loro volta di differenziarsi in tutte
le cellule dell'organismo.
Inizialmente
accolta con scetticismo, la scoperta di Gurdon dimostrò la sua validità
e fu successivamente applicata e confermata nei mammiferi. Rimaneva
solo una questione, cruciale tuttavia per le applicazioni cliniche: lo
stesso processo di riprogrammazione poteva essere indotto in cellule
intatte, cioè senza inserire il nucleo di un'altra cellula?
Che
la risposta fosse affermativa si è scoperto solo nel 2006, grazie agli
studi di Yamanaka, il quale, una volta individuati i geni in grado di
mantenere le cellule staminali embrionali in vitro nel loro stato di
pluripotenza, è riuscito a utilizzare quegli stessi geni per
riprogrammare cellule mature e farle diventare pluripotenti.
Chi è John B. Gudron La
fortunata linea di ricerca di John Bertrand Gurdon, classe 1933, inizia
nel 1958, quando, nell’ambito del PhD in zoologia presso l’Università
di Oxford, nel Regno Unito, riesce a trapiantare il nucleo di una
cellula somatica di rana del genere Xenopus, sulla falsariga di
un analogo lavoro di Robert Briggs di sei anni prima con cellule di
blastula. Negli anni successivi, le ricerche vennero perfezionate fino
al risultato del 1962, pubblicato sul “Journal of embryology and
experimental morphology”. La discussione generata dal risultato porta,
tra l’altro, alla prima utilizzazione nota del termine “clone”, rimasta
in voga da allora in campo biomedico.
Fino al 1971 rimane a
lavorare a Oxford, dove sviluppa la tecnica di microiniezione di
molecole di RNA messaggero, largamente utilizzata negli anni successivi,
in ovociti di Xenopus al fine di identificare le proteine
codificate e la loro funzione. Successivamente si trasferisce
all’Università di Cambridge, prima al Dipartimento di Biologia
molecolare poi, a partire dal 1983, a quello di Zoologia. Negli ultimi
due decenni, le sue ricerche si sono focalizzate sui fattori di
segnalazione intercellulare che portano alla differenziazione delle
cellule e sulla riprogrammazione dei nuclei trapiantati, tra cui la
demetilazione del DNA.
Nella sua lunga carriera, Gurdon ha fatto
parte di numerosi istituti di ricerca, tra cui il Wellcome/CRC Institute
for Cell Biology and Cancer, di cui è stato direttore fino al 2001, ed è
stato membro del Nuffield Council on Bioethics, tra il 1991 e il 1995,
nonché del Magdalene College di Cambridge, tra il 1995 e il 2002. In suo
onore, l’Istituto di Biologia cellulare del Wellcome Trust/Cancer
Research è stato ribattezzato Gurdon Intitute nel 2004. Nel 2009 è stato
insignito del Premio Albert Lasker for Basic Medical Research.
Chi è Shinya Yamanaka Nato
nel 1962, Shinya Yamanaka ha dedicato la sua carriera alla ricerca
sulle cellule staminali adulte. Laureatosi in medicina all’Università di
Kobe e conseguito il PhD all’Università di Osaka, ha condotto i suoi
studi e insegnato in numerosi istituti e università giapponesi e non:
Gladstone Institute of Cardiovascular Disease dell’Università della
Californa a San Francisco (1993-1995), Università di Osaka (1996-1999),
Nara Institute of Science and Technology (199-2003) Institute for
Frontier Medical Sciences (2004-2010). Attualmente è direttore del
Center for iPS Cell Research and Application dell’Università di Kyoto.
Nel
2006 è avvenuta la pubblicazione del risultato che gli è valso la fama
scientifica, oltre al Premio Nobel appena attribuito: la generazione di
cellule staminali pluripotenti a partire da fibroblasti adulti di topo.
Nel 2007, l’ulteriore, fondamentale progresso, con la replicazione del
risultato con fibroblasti adulti umani.
L’ansia non è solo un limite o un disturbo, ma riconosciuta e
analizzata può diventare uno strumento di analisi di se stessi ed essere
UTILIZZATA come una RISORSA.
Almeno un terzo della popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d’ansia nel corso della propria vita.
Questo perché l’ansia è una condizione FISIOLOGICA, utile in molti momenti della vita.
E’ UTILE a proteggerci dai rischi, a mantenere lo stato di allerta, a migliorare le prestazioni.
L’ansia BUONA, fisiologica e funzionale rappresenta una sollecitazione
che ci muove e ci fa selezionare gli stimoli con maggiore attenzione.
In realtà non potremmo vivere senza ansia e senza di essa molte emozioni
sarebbero più sbiadite, meno intense e suggestive. Pensiamo ad un
incontro con una persona che ci attrea e ci interessa e al corollario di
emozioni che accompagna questo evento…
L’ansia può essere quindi uno STRUMENTO o un LIMITE a seconda dell’USO che ne facciamo o del modo in cui la viviamo.
L' ansia è una risposta sostanzialmente fisiologica ad una sollecitazione interna o esterna che il cervello riceve.
La percezione che normalmente si ha dell'ansia è, nel linguaggio comune,
di qualcosa di fastidioso, che procura disagio o addirittura sofferenza
nell'individuo.
Ogni giorno almeno dieci persone ci rispondono alla fatidica domanda
"Come stai?" con una risposta che ci fa capire che sono ansiosi.
"Sto correndo per non perdere l'autobus" ,
"Ho un appuntamento tra dieci minuti" ,
"Voglio arrivare in tempo per federe la partita" ,
"Scusa, ma mi chiudono i negozi" , oppure
"Domani ho un esame, chissà…" .
Tutti questi nostri amici e noi stessi sappiamo che per realizzare tutte
quelle cose abbiamo assolutamente bisogno di una spinta, di una
sollecitazione che ci muove e ci fa selezionare gli stimoli con
attenzione.
In realtà non potremmo vivere senza ansia: immaginiamoci ad attraversare
la strada, ad aprire una porta in risposta al campanello, a prepararci
per un esame.
Senza l'ansia tutti questi comportamenti non potrebbero prevedere la
capacità d'adattamento per rispondere ad uno stimolo che
compare,talvolta d'improvviso a modificare i nostri equilibri, mentre
altre volte lo conosciamo in anticipo e dobbiamo solo organizzarci.
Esiste quindi una condizione connaturata con l'individuo, fatta di
attese, di preparazione, di sforzo, che fornisce una risposta a ciò che
internamente o esternamente ci sollecita.
L'ansia nasce quindi anche dai ricordi o dalle emozioni, dalla
elaborazione di quello che ci è successo in passato o che potrà
accaderci in futuro.
E poi c'è quella forma di ansia del tutto sconosciuta e maldestra, che
proviene dall'inconscio, che non sappiamo razionalizzare e che ci
attanaglia perché sfugge ad ogni identificazione.
Paradossalmente questa condizione di tensione è quella che corrisponde all'equilibrio.
Non potremmo vivere senza questa situazione squilibrata di equilibrio.
Eppure il più delle volte non ce ne rendiamo conto:
ci aspetteremmo che il benessere venga dall'assenza di stimoli, mentre
questa condizione ideale corrisponde solo alla "non esistenza" .
Il sonno stesso, ritenuto come una condizione di allontanamento dagli
stimoli esterni, è invece un immenso crocevia di sollecitazioni inconsce
e di elaborazioni necessarie per la vita della nostra esistenza.
Bisogna quindi effettuare una sostanziale divisione tra ansia fisiologica o normale e ansia patologica.
L'elemento che li distingue è la percezione che noi riceviamo dal
cervello e dal corpo che lo stato di attesa è solo un punto di
passaggio, un ponte capace di farci nuovamente reagire, che ci rende
pronti ad una sollecitazione che ci stimola.
La differenza fondamentale tra la normalità e la malattia dell'ansia
consiste quindi nella percezione di disagio che proviamo quando siamo di
fronte alla tensione, alla preoccupazione, al malessere che sentiamo in
assenza di stimoli esterni o interni.
È ansia quindi il sentirci pronti a reagire anche quando non avremmo
motivo o bisogno di essere reattivi, quando siamo pronti a scattare e
nulla ci allarma, quando proviamo una serie di segni fisici o
psicologici anche se potremmo sentirci tranquilli e rilassati. E quando
tutto ciò agisce dolorosamente sia su di noi che su quelli che a noi
stanno vicini.
Negli ultimi 30 anni si è potuto verificare come almeno un terzo della
popolazione mondiale ha avuto o potrà avere un disturbo d'ansia nella
loro vita:si è sempre pensato che i traumi psicologici potessero essere
all'origine dei disturbi d'ansia mentre ora sappiamo con certezza che ,
nella maggior parte dei casi l'origine dell'ansia va addebitata
sostanzialmente ad un disturbo, ad una malattia del cervello.
Quest'impostazione non esclude la componente psicologica, né quella ambientale, sociale o educativa.
Andiamo incontro ad un'integrazione, in cui dovremo accettare che anche i
disturbi psicologici, come quelli fisici sono il risultato di una
d'integrazione tra il nostro corpo e la nostra mente.
L'ansia è dunque il crocevia tra come siamo fatti e come il mondo estremo interagisce con noi.
Il risultato è che non potremo mai sperare di vivere senza ansia per
quanto le regole impegnative del mondo ci impongono degli adattamenti a
cui tentiamo di opporre una resistenza: è proprio il risultato di questo
sforzo che caratterizza il rischio di soffrire per l'ansia.
Il GAD (DISTRUBO D'ANSIA GENERALIZZATA)è caratterizzato da un costante,
e peraltro ingiustificato, senso di preoccupazione verso qualsiasi
evento che raggiunge una tale gravità da causare una sintomatologia che
persiste per almeno sei mesi.
I sintomi che possono comparire in questa patologia sono:
costante inquietudine: i soggetti temono il peggio e non possono controllare il loro stato d'ansia e di apprensione
dolori muscolari aumento dello stato di vigilanza
insonnia
difficoltà di concentrazione
sudorazione, tachicardia, vertigini, diarrea, ecc
cefalea
Questo disturbo può compromettere la qualità di vita delle persone che
ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua:
si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo
stress a cui sono sottoposti ma per qualsiasi cosa: i familiari, la
salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda.
Un senso di ansia, a volte vago, altre greve, accompagna immancabilmente questi soggetti.
Sono irrequieti, tesi, hanno difficoltà a concentrarsi, per quanto stanchi non riescono a sedersi, non riescono a riposare.
La naturale conseguenza è un progressivo isolamento, prima dagli amici,
poi dal lavoro, riducendo al minimo le proprie attività.
Alcuni sviluppano un episodio di depressione maggiore per cui si
rivolgono allo specialista, altri, preoccupati per la loro salute,
iniziano iter diagnostici e terapeutici dispendiosi e del tutto inutili
Se non riconosciuto e curato, il disturbo d'ansia generalizzato può
protrarsi per molti anni riacutizzandosi nei momenti di maggiore stress.
Chiunque puo' rivolgersi a noi per ricevere assistenza per se o per i propri familiari.
Offriamo, infatti, interventi personalizzati di assistenza e collaborazione domestica, tra cui:
Visite specialistiche Assistenza familiare (badanti) Baby Sitter Pulizie domestiche e aziendali Accompagnamento visite mediche Trasporto infermi Corsi di Formazione Ecc..
Progetto Famiglia con il suo team di esperti, ascolta il bisogno della famiglia e costruisce con lei il servizio piu' adeguato alle sue esigenze.
Dalla cura dell'anziano o disabile con
personale qualificato, alla realizzazione di percorsi di sostegno
psico-sociale e di integrazione con i servizi del territorio.
Ma non solo: organizziamo percorsi di
tutoraggio e formazione per assistenti familiari (badanti) con
l'obiettivo di fornire loro conoscenze di base sulle metodologie e le
abilita' per svolgere al meglio le mansioni di cura e assistenza a
persone anziane o disabili.